Il cambio €/$ indica il tasso di cambio dell’euro espresso in dollari statunitensi, ovvero il valore di un euro espresso in dollari statunitensi (USD). E’ lo strumento finanziario più trattato al mondo e si modifica liberamente in un regime di cambi flessibili, seguendo l’offerta e la domanda sul mercato interbancario, dal momento che le due banche centrali, ovvero la Federal Reserve e la Banca centrale europea, intervengono solo molto raramente per modificare l’evoluzione dei cambi.

Sotto il profilo tecnico
La tendenza di lungo termine del cambio resta impostata in rialzo, con i minimi successivi al 1985 in crescita (2001 e 2017). A conferma di ciò anche la presenza dell’uptrendline verde tracciata proprio dai minimi del 1985, ora in transito in area 1,07-1,08.
Restringendo l’orizzonte temporale, la situazione risulta molto delicata, in quanto le quotazioni si trovano proprio a ridosso di questo supporto dinamico (1,08), con una divergenza positiva dell’indicatore MACD, che suggerisce un deciso rallentamento della discesa valida dai massimi di fine 2017. Si ricorda che gli indicatori/oscillatori inviano segnali che cercano di anticipare il futuro movimento dei prezzi, di forza o debolezza, con la presenza di divergenze rispetto alle quotazioni.

EUR/DOLLAR – WEEKLY CHART

L’obbligazionario americano ed europeo
Analizzando i rendimenti del TNote 2y (Usa) e quelli del Bund con la stessa scadenza (Euro), si può osservare che, quando i due rendimenti iniziano a divergere (dal 2014), con una crescita dei rendimenti del Tnote (passato da 0.5% fino a quasi il 3% a fine 2018) ed un contemporaneo calo dei rendimenti di quello rappresentativo europeo sceso da quota 0% fino a -0,90%, il cambio €/$ ne abbia risentito, generando un calo vertiginoso, da 1,40 a 1,05.
Spostandoci in tempi più recenti, i rendimenti del TNote (da fine 2018) hanno iniziato a contrarsi in maniera evidente, perdendo circa l’87% (dal 3% allo 0,37% del 16 marzo), mentre quelli del Bund hanno subito una contrazione più contenuta.
Quindi la possibile convergenza dei rendimenti potranno andare a beneficio della valuta unica rispetto a quella statunitense.

La parte più interessante si prospetta sotto il profilo ciclico
In questo caso è possibile osservare che su un time frame mensile, partendo dai minimi del 1985, partono 3 cicli di diversi orizzonti temporali.
– il ciclo di lungo temine (curva sinusoidale rossa a 16 anni da un minimo e quello successivo)
– il ciclo di medio termine (curva sinusoidale verde a 8 anni da un minimo e quello successivo)
– il ciclo di breve termine (curva sinusoidale gialla a 4 anni da un minimo e quello successivo)

EURO/DOLLAR – MONTHLY CHART

Osservazioni:
Quando i tre cicli si muovono in una direzione univoca:
– al rialzo (1985-2001-2017), i tre cicli iniziano la salita in contemporanea, la spinta che i prezzi imprimono è forte e decisa;
– al ribasso (1999-2014), i tre cicli si muovono verso il basso, completando la chiusura ciclica di tutti e 3 orizzonti temporali.

Vale il seguente principio
– Il ciclo di lungo periodo è quello predominante, di conseguenza se è impostato al rialzo, quello di medio termine tenderà ad influenzarlo in maniera minima mentre quello di breve sarà ininfluente. Vale il contrario.

In conclusione, nel 2017 sono partiti i 3 cicli e a fine 2020 dovrebbe completarsi quello di breve termine (4 anni). Nonostante ciò quello di medio e lungo termine sono ancora in fase di crescita, di conseguenza non si escludono prossimi movimenti di reazione con primi potenziali target fissati in area 1,2000 e 1,2500.

BUY/SELL

Level

Selling Area 2 1.1100
Selling Area 1 1.1000
Current price 1.0800
Buying Area 1 1.0800
Buying Area 2 1.0600