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Il coronavirus non è la prima e certo non sarà ultima drastica pestilenza che infetta il mondo moderno. I morti salgono a 910, superato il numero di vittime della Sars, i contagiati sfondano quota 40mila. La situazione resta “molto grave”, dice il presidente Xi Jinping. Secondo l’Independent il periodo di incubazione potrebbe estendersi a 24 giorni, 14 in più di quelli indicati finora.

A livello globale risuona l’allarme dell’Oms che non esclude un’accelerazione dell’epidemia fuori dalla Cina. I casi di trasmissione da persone che non hanno viaggiato di recente nel Paese potrebbero essere solo “la punta dell’iceberg”, dichiara l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tutto ciò come ha influenzato i mercati delle materie prime?

Solo nel mese di gennaio il CRB Commodity (indice rappresentativo dell’andamento del settore delle materie prime) ha perso circa l’8,5%, la maggior flessione dal dicembre 2018.
Risulta interessante andare ad analizzare come il comparto delle materie prime (nello specifico il mercato del rame) si sia mosso anche nelle precedenti crisi sanitarie che si sono verificate negli anni passati. Partendo dal settembre del 1994 con la peste polmonare fino all’attuale “coronavirus” (gennaio 2020).
Di seguito si riporta il grafico del rame su base mensile:

Analizzando la tabella si nota come la media dei 13 più importanti casi epidemici abbiano fatto correggere il rame nel primo mese in cui si è verificato l’evento (-0,85%), con un rialzo massimo dell’11,16% (nel caso della febbre suina) ed un minimo del -9,70% (proprio del coronavirus). Nei successivi mesi, dal terzo fino ad un anno, la media è sempre stata positiva, rispettivamente del +3,06%, +5,67% e del 12,21%.

In questo caso la statistica ci avverte che l’attuale debolezza potrebbe essere momentanea, ma come abbiamo avuto modo di comprendere in passato, il mercato è pronto a stupirci nei momenti più inaspettati.

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