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L’epidemia in corso nel paese che consuma metà delle materie prime mondiali potrà spingere al ribasso (6%) la sua crescita nel 2020?
Questo è quanto afferma S&P Global Ratings ed è la domanda che la maggior parte degli investitori si pone negli ultimi giorni.

Guardando le indicazioni del Bloomberg World Mining index la risposta sembra apparentemente scontata, con l’indice che ha registrato un calo maggiore di quasi sei mesi, riducendo l’appetito vorace della Cina riguardo al settore materie prime.

Anche le azioni dei maggiori gruppi minerari mondiali sono calate:
– RIO TINTO in discesa del 6% da lunedì
– FORTESCUE METALS GROUP in discesa del 9%

Situazione quindi parecchio delicata. Ma questi virus quanta vita possano avere? Di solito nel giro di qualche mese l’epidemia tende ad essere soppressa.

Nel frattempo Pechino resterà inerme?

Facciamo un passo indietro. Nel 2003 epidemia SARS e nel 2008 crisi finanziaria. Come ha agito la Cina? Ha aumentato una componente importante del Pil, gli investimenti fissi (in particolare quelli delle aziende statali), per alimentare nuove attività industriali e rivitalizzare l’economia asiatica.

China Fixed Asset Investment Y/Y

Quindi non è impossibile che l’epidemia possa iniziare a calmarsi in aprile, proprio mentre la macchina industriale cinese si sta riprendendo dal suo normale sonno invernale. Il freddo e il lungo Capodanno lunare portano tipicamente a livelli molto bassi l’attività industriale in gennaio e febbraio, prima di riprendere a pieno ritmo tra marzo e giugno.

Siamo sicuri quindi che il Pil cinese possa contrarsi dell’1,2%, violando in questo modo l’impegno a lungo termine assunto da Xi Jinping di raddoppiare la crescita del paese?

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