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Nove giorni consecutivi a Londra hanno visto il rame perdere il 9% del suo valore, scendendo ad un minimo di oltre 3 mesi a 5.715 dollari la tonnellata. All’LME il rame ha subito la più lunga serie di perdite da sei anni a questa parte.

La risposta di Pechino all’epidemia potrebbe essere significativa.

L’obiettivo di crescita del governo cinese del 6% per il 2019 è probabilmente non negoziabile al fine di soddisfare il raddoppio del PIL pro capite promesso dal presidente Xi nel 2020 rispetto al 2010. E con i consumi più deboli, questo comporterà probabilmente un maggior numero di investimenti in attività fisse – una spesa pubblica pesante.

Di conseguenza, si potrebbe assistere ad un’altra spinta nei progetti infrastrutturali a metà anno, mentre le restrizioni sulle proprietà potrebbero essere ulteriormente allentate.

Per quanto riguarda la domanda di materie prime per i metalli, si prevede un febbraio-marzo leggermente più debole di quanto previsto, ma con limitate modifiche alle aspettative per l’anno nel suo complesso.

Sul fronte tecnico, dai massimi recenti in area 6330$ il rame ha perso circa il 9%, trovandosi ora in zona 5720$. La fascia di supporto rappresentata dai minimi di inizio/fine  settembre a quota 5550$-5600$ risulta molto vicina ai prezzi attuali.

Nei prossimi giorni non si esclude un possibile ritorno verso questi livelli. Tuttavia, quando la questione del “coronavirus” inizierà a scemare, i prezzi potranno recuperare terreno, tornando ad un regime di normalità (6000$ in prima battuta). Ricordiamo anche che l’indicatore MACD (su base settimanale) risulta in divergenza positiva, suggerendo un rallentamento della discesa valida dai massimi del 2018.