Secondo il segretario al Commercio, Robert Lighthizer, l’amministrazione americana è impegnata “a contrastare il crescente protezionismo tra gli Stati membri dell’Unione europea che prende di mira ingiustamente le compagnie americane, sia con tasse sui servizi digitali e sia con altri tentativi rivolti contro le principali società digitali statunitensi”, citando la “Section 301”, una misura approvata dal Congresso nel 1974 che consente all’amministrazione di varare misure commerciali di ritorsione contro Paesi stranieri.

Per l’amministrazione USA, la web tax discrimina le società statunitensi, è incoerente con i principi prevalenti della politica fiscale internazionale e rappresenta un onere insolitamente gravoso per le società colpite.

Gli Usa potranno agire contro i regimi di web tax che riguardano i giganti americani, minacciando tariffe fino al 100% su 2,4 miliardi di dollari di importazioni dalla Francia.

Infatti, proprio la Francia ha imposto la digital tax, che prevede una tassazione del 3% per le aziende che fatturano più di 750 milioni di euro, dei quali almeno 25 milioni generati in Francia.

Il tema della Trade War sarà al centro dell’attenzione nel corso del summit Nato di Londra, con Trump che incontrerà il Presidente francese Emmanuel Macro, dopo che sono scaduti la settimana scorsa i 90 giorni di tregua concordati tra USA con Parigi per cercare un’intesa proprio sulla web tax.

Attenzione all’Italia, che ha previsto nella legge di bilancio l’entrata in vigore di un’aliquota al 3% sui colossi come Apple, Amazon e Google e che entrerà in vigore dal primo gennaio 2020.