Nei primi otto mesi del 2019, i dati preliminari (L’International Copper Study Group) indicano che la produzione mondiale di rame è diminuita di circa lo 0,5%.

 

 

 

La produzione è scesa in:

  • Cile, il più grande paese produttore di miniere di rame al mondo, diminuita dello 0,5% principalmente a causa degli scioperi che si sono verificati all’inizio dell’anno;
  • Indonesia, in calo del 51% per ristrutturazione temporanea di diverse miniere del paese;
  • RDC (Repubblica Democratica del Congo) e Zambia, dopo una crescita del 13% nel 2018, si è assistito ad un calo del 2% della produzione mineraria, per via della sospensione temporanea nelle miniere SX-EW.
  • Asia (in calo del 7%), Africa (-1,2%) ed Europa (-2,5%).

La produzione è aumentata in:

  • Australia, Cina, Messico, Perù e Stati Uniti, in salita grazie alla ripresa della produzione limitata nel 2018;
  • Panama ha iniziato a estrarre rame all’inizio di quest’anno, con la sua miniera di Cobre de Panama (più grande
    contributo alla crescita della produzione mondiale di rame nei primi otto mesi del 2019);
  • Nord America (3,6%), America Latina (+1,3%), Oceania (+8%).

I dati preliminari indicano che la produzione raffinata mondiale è rimasta sostanzialmente invariata nei primi otto mesi del 2019, con la produzione primaria (elettrolitica ed elettrolitica) in calo dello 0,3% e la produzione secondaria (da rottame) in aumento dell’1,8%.

La produzione cilena è scesa del 32% (arresti temporanei della fonderia durante gli aggiornamenti a rispettare le nuove normative ambientali) mentre quella dello Zambia a subito una flessione del 33%. In calo anche la produzione di rame raffinato indiano, in discesa del 25% (chiusura della fonderia di Tuticorin di Vedanta ad aprile 2018).

Anche il Giappone, Perù e Stati Uniti hanno visto contrarsi il proprio output a causa di arresti per la manutenzione delle fonderie.

In conclusione, il bilancio dei primi otto mesi evidenzia quindi un deficit di rame di circa 330.000 tonnellate.